Scatta un selfie sorridente con i cadaveri sullo sfondo, la foto indigna la rete

Le immagini dalle zone di guerra sono cruente e spesso urtano la sensibilità di chi le vede. Ridicolizzare e ridere su quei cadaveri, di quelle terribili morti è ancora più indelicato. Kinana Allouche, reporter per conto della tv filo governativa siriana Addounia, ha deciso di scattarsi un selfie con lo sfondo pieno di cadaveri, mentre lei, sorridente, ammicca alla camera del suo smartphone.

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I corpi di miliziani ribelli martoriati dalla ferocia del conflitto sullo sfondo e il sorriso in primo piano. Come se non bastasse la foto è stata postata sulla sua pagina di Facebook e  ha ottenuto 2 mila like.  Secondo quanto riporta il Mirror il profilo della giornalista sarebbe, in realtà, pieno di foto simili selfie con cadaveri, foto con bambini torturati, persone a cui è stata tolta la dignità prima con le orrendi morti poi con questi selfie.

Esplosione a Milano, parzialmente crollata palazzina: 3 morti

Un’esplosione ha provocato il crollo di una parte di una palazzina a Milano in via Brioschi, in zona Navigli. Lo scoppio, verificatosi intorno alle 9, è stato udito a grande distanza, e ha mandato in frantumi i vetri delle case di tutta la via.L’esplosione, che sarebbe stata provocata da una fuga di gas, ha provocato la morte di tre persone e il ferimento di altre due, entrambe bambine rimaste ustionate e trasportate all’ospedale Niguarda.

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Oltre alle bambine gravemente ustionate ci sarebbe una terza persona coinvolta in modo grave. E’ stata dichiarata la maxiemergenza ed è da valutare l’agibilità del palazzo. La parte crollata è interna all’edificio (una palazzina di tre piani con mansarda) e affaccia sul cortile di un palazzo più ampio e vi si accede da via Portoferraio. Il crollo è avvenuto attorno alle 8.45 mentre molti abitanti dell’edificio erano ancora in casa, si scava tra le macerie. Il boato è stato sentito fino in zona Porta Romana.

Mostra il seno all’amica, la 16enne vittima del web: il video è virale

1701050_ww08Una goliardata. Uno scherzo tra amiche, ma anche un leggerezza che si tramutata in un incubo. Pensavano a questo le due ragazze che qualche tempo fa avevano girato un video di 6 secondi nello spogliatoio di una palestra del Friuli: una delle due invita la coetanea a mostrare il seno e l’altra asseconda in modo naturale  facendo la doccia insieme. Soltanto che quei brevissimi “frame” sono usciti dal controllo e diventati un video virale  che ha portato i genitori della studentessa 16enne a presentare denuncia alla Polizia postale e a far chiudere la pagina Facebook che qualcuno ha addirittura allestito per l’occasione, con migliaia di fans in pochi giorni.  Con ogni probabilità, a rendere virale l’accaduto è stata l’espressione usata da una delle protagoniste, che ha sollecitato l’amica con un «escilo», riferito al seno, riprendendo quel tormentone che qualche mese fa aveva coinvolto le studentesse universitarie di numerosi atenei italiani. Le indagini in corso potrebbero riguardare tutti coloro che sono entrati in possesso del video e che l’hanno, a loro volta, rilanciato nella rete: la diffusione sarebbe nata da un equivoco.

Francia, protesta contro la riforma del lavoro: 28 agenti feriti, 3 sono gravi

1699724_parisokUn bollettino da guerra civile. Al termine della quarta giornata di mobilitazione contro la riforma del codice del Lavoro in Francia, la polizia ha dovuto procedere a 124 fermi tra casseurs e facinorosi che si sono introdotti nei cortei pacifici per seminare violenze e disordini. Ventotto sono invece gli agenti feriti di cui tre in condizioni gravi: è quanto ha riferito il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve.

 

Scoperto Tito, il primo dinosauro italiano. Viveva a Roma 112 milioni di anni fa

Si chiama Tito ed è il primo primo dinosauro sauropode italiano, un Titanosauro di sei metri che sarebbe vissuto circa 112 milioni di anni fa. E le ossa sono state studiate al Museo di Storia Naturale di Milano. Un gruppo di paleontologi italiani svela infatti oggi, con un articolo pubblicato sulla rivista internazionale Cretaceous Research, che ossa fossili trovate sui Monti Prenestini, a meno di 50 km da Roma,appartengono ad un Titanosauro. Con questa scoperta, i restischeletrici di dinosauri trovati in Italia diventano cinque e ben tre di essi sono stati studiati al Museo di Storia Naturale di Milano, uno dei principali musei civici del Comune di Milano – Cultura, che si conferma come centro di eccellenza nelle ricerche sui dinosauri italiani.

Nuovo dinosauro italiano Tito, gigante taglia 'extra small'

“Con Tito, il soprannome dato al sauropode che è il più antico rappresentante del gruppo dei Titanosauri in Europa meridionale, sono cinque i dinosauri trovati finora in Italia sotto forma di ossa fossilizzate”afferma all’Adnkronos il paleontologo Cristiano Dal Sasso del Museo di Storia Naturale di Milano. “Ben tre di essi -continua- sono nuove specie, e Tito, con le sue bizzarre articolazioni vertebrali ‘invertite’, potrebbe rappresentarne un’altra”. “E’ possibile -osserva il paleontologo- che i dinosauri italiani siano così particolari, perché evolutisi in parziale isolamento, oppure semplicemente in ambienti diversi dai grandi spazi continentali”. Il primo in assoluto è stato Scipionyx detto ‘Ciro’, un teropode, un dinosauro carnivoro bipede.  Queste nuove ossa, seppur poche, sottolineano gli studiosi, risalgono a 112 milioni di anni fa e appartengono ad un sauropode, che rappresenta il primo dinosauro erbivoro quadrupede dal collo lungo scoperto in Italia, e il più antico rappresentante del gruppo dei Titanosauri in Europa meridionale. Da qui il soprannome di Tito, che evoca anche un imperatore romano della vicina Capitale.  La presenza in Italia centrale di un dinosauro medio-grande, quando morì, Tito era lungo almeno 6 metri, ma stava ancora crescendo, indica, spiegano i ricercatori, “che nel Cretaceo inferiore la nostra paleo-penisola doveva formare una catena di piattaforme più ampie del previsto, che consentivano il passaggio di dinosauri e altri animali terrestri tra Africa ed Europa attraverso il Mare di Tetide, antenato del Mediterraneo”. La scoperta dunque aggiunge dati paleogeografici importanti per la conoscenza della preistoria d’Italia.  “‘Datemi un osso, e io ricostruirò l’intero animale’ diceva il famoso anatomista francese Cuvier. E così abbiamo fatto con Tito” ricorda Cristiano Dal Sasso. “Infatti -spiega- delle tre ossa estratte, due sono frammentarie, tanto che si può solo dedurre che appartengano a porzioni del cinto pelvico di un grande rettile. Invece la vertebra, perfettamente conservata in 3D, manca soltanto della spina neurale e di una articolazione sul lato destro”.  Rocambolesca la storia della scoperta del dinosauro Tito. Anni fa, Antonio Bangrazi, mentre costruiva un muretto a secco con massi recuperati da una parete rocciosa situata tra i comuni di Cave e Rocca di Cave, presso Palestrina (Roma), si accorse che alcuni blocchi sembravano contenere ossa fossilizzate. Ma non le mostrò a nessuno fino all’estate del 2012, quando l’amico Gustavo Pierangelini, fortemente incuriosito, riuscì a fotografarle e ad inviarle per email a Cristiano Dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano (Msnm), per una valutazione paleontologica preliminare.  “Confermai subito la presenza di ossa fossili, ma per capirne la forma e classificarle era necessario estrarle dalla roccia” dice Dal Sasso. Pertanto il ritrovamento fu notificato prima a Sandra Gatti, poi ad Alessandro Betori, funzionari della Soprintendenza del Lazio e dell’Etruria meridionale guidata da Alfonsina Russo, che autorizzarono le successive indagini e il deposito dei reperti presso il Msnm. Mesi fa, da uno dei blocchi affidati a Fabio Fogliazza del Laboratorio di Paleontologia del Msnm era emersa una vertebra quasi completa, che mostrava inequivocabili caratteri diagnostici: stava emergendo la carta d’identità di un dinosauro mai visto in Italia.

Renzi: rispetto le sentenze, ma non le veline che violano il segreto istruttorio

“E’ legittimo non essere d’accordo sui provvedimenti, ma è impossibile negare che i punti del programma sono stati affrontati con successo da governo e Parlamento. Mi riferisco alla riforma costituzionale e alla legge elettorale. Lo ha detto il premier Matteo Renzi in Senato prima del voto sulle due mozioni di sfiducia al governo. Il premier ha poi parlato delle ultime inchieste: “Rispetto sentenze, non veline che violano il segreto istruttorio”.

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“Rispetto sentenze, non veline che violano segreto istruttorio” – Renzi ha poi parlato delle ultime inchieste. “Io sono per la giustizia, non sono per i giustizialisti; rispetto le sentenze dei giudici non le veline che violano il segreto istruttorio: quando diciamo che bisogna arrivare a sentenza non accusiamo la magistratura ma stiamo rispettando la Costituzione italiana su cui abbiamo giurato. Un avviso di garanzia – ha ricordato – è stato per 20 anni una sentenza definitiva, vite di persone per bene sono state distrutte. Ora basta: l’avviso di garanzia non è mai una condanna”.

“Giudici parlino con sentenze, fare presto” – “I giudici devono parlare con le sentenze e noi li incoraggiamo ma le sentenze devono arrivare presto perché noi vogliamo sapere chi è il responsabile, il colpevole, chi ruba”. Così il premier riferendosi all’inchiesta di Potenza.

“Caso Potenza non è chiuso, aspettiamo le sentenze” – “La vicenda di Potenza non è chiusa: ci auguriamo che i magistrati di Potenza siano messi in condizione velocemente di concludere le indagini”. “Ce lo auguriamo – ha aggiunto – prima che per gli indagati perché ci sono 400 persone in cassa integrazione, i dipendenti dell’Eni di Viggiano. I giudici devono parlare con le sentenze e noi li incoraggeremo, ma le sentenze devono arrivare presto perché vogliamo sapere chi è responsabile, chi è colpevole, chi ruba”.

La sposa che ha avuto il coraggio di pubblicare le foto di matrimonio più brutte di sempre

Questa coppia di sposini di Singapore, sicuramente, ricorderanno il loro matrimonio per sempre. Ma non tanto per l’emozione scatenata dalla cerimonia, quanto per la bruttezza rara delle immagini scattate dal fotografo.

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Ma, a quanto pare, la sposa era rimasta soddisfatta del book fotografico, tanto che ha deciso di pubblicare le immagini sul suo profilo Facebook e di mostrarle a tutti quanti. Il risultato è stato inaspettato: l’album è stato condiviso da più di 18.500 utenti Facebook, stupidi per l’incredibile bruttezza delle foto.  Sembra proprio che il fotografo incaricato di immortalare i momenti più significativi delle nozze, sia stato inviato da un’azienda esterna che, visto l’enorme successo negativo delle immagini, si è sentita in dovere di chiedere pubblicamente scusa, sia alla coppia che a tutte le persone che hanno giudicato in malo modo l’album.

Doina, la romena che uccise in metro è semilibera. Le foto in bikini scuotono la città dove fu arrestata

Anche Tolentino sotto choc per le foto su Facebook di Doina Matei, già semilibera. La ragazza accusata nove anni fa dell’omicidio di Vanessa Russo nella metropolitana di Roma, fu catturata proprio nella città maceratese dopo un disperato tentativo di fuga. A Tolentino infatti aveva dei parenti.

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L’arresto il un centro commerciale.  Doina Matei – condannata nel 2007 a 16 anni per omicidio preterintenzionale per aver ucciso la 23enne romana con un colpo di ombrello – è ora in semilibertà. Oggi di giorno lavora in una coop a Venezia e la sera torna in carcere.

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L’omicidio risale a nove anni fa quando, il 26 aprile 2007, la romena incrociò nel tunnel della stazione metro Termini Vanessa Russo. Avvertì una spinta e per tutta risposta brandì l’ombrello contro la ragazza romana colpendola in un occhio e scappando via. Al processo si è sempre difesa spiegando che non era sua intenzione uccidere.

Doina, la romena che uccise una ragazza in metro con un ombrello in cella a metà. Su Fb le foto in bikini

Nove anni fa nella stazione della metropolitana di Termini un omicidio che scosse tutta la città. Oggi Doina Matei, la ragazza romena che il 26 aprile del 2007, al culmine di una lite, uccise Vanessa Russo, 23 anni, infilandole un ombrello in un occhio spunta su Facebook. Condannata a 16 anni di carcere, è in regime di semilibertà: di giorno lavora in una cooperativa, la sera torna a dormire nel carcere di Venezia. E si è rifatta una vita. Ovviamente anche su Facebook.

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Il 6 gennaio di quest’anno ha aperto un profilo con un altro nome – il suo soprannome – ma le foto e i contatti (tra cui spunta anche il cappellano del penitenziario di Perugia dove la Matei attese la Cassazione) sono inequivocabili: quella ragazza che sorride in bikini al mare sopra uno scoglio, che si fa le foto in giro per Venezia, ritratta al laghetto con un bimbo in braccio è lei: la giovane che un pomeriggio come tanti, nei corridoi della metro di Termini, in mezzo alla folla, dopo una banale lite per un spintone alzò un ombrello e colpì al viso Vanessa, 23enne che viveva a Fidene. Un movimento rapido che fu fatale. La punta di legno entrò nell’occhio della giovane, raggiunse il cervello e tranciò un’arteria. Vanessa Russo morì dopo quasi un giorno di coma. Dalle immagini a circuito chiuso, la polizia ricostruì l’accaduto e identificò l’assassina. Doina aveva tentato di fuggire ma venne rintracciata e arrestata.  Condannata a 16 anni, nel 2010 la Cassazione sollecitò la conferma della condanna, ritenendo inammissibile il suo ricorso. Sei anni fa in una delle sue ultime interviste Doina dichiarò: «Uscita dal carcere andrò a cercarmi un pò di silenzio,  tornerò a guardarmi nello specchio, andrò a pregare sulla tomba di Vanessa e farò una cosa sola, quello per cui sento che Dio mi ha portato su questa Terra: continuerò a fare la mamma dei miei bambini». Oggi Doina sta scontando la sua pena e vive una nuova vita. Tra pochi mesi potrebbe essere libera.
Ma c’è chi polemizza per quelle foto sorridenti esibite come se nulla fosse ritendendole un’offesa per la famiglia di Vanessa Russo a cui rimane solo il ricordo della loro figlia e un loculo a Prima Porta.

Il figlio ha la varicella e il medico prescrive un antidolorifico: “Lo ha quasi ucciso”

Il bimbo ha la varicella, ma i medici sbagliano la cura mettendo a rischio la sua salute. Il piccolo Lewis è stato ricoverato in ospedale dopo che i medici gli hanno somministrato dell’ibuprofene per curare la varicella.

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A denunciare l’accaduto è la mamma, Hayley Lyons, che mostra a Metro le foto del figlio ricoperto di piaghe dolorose, ben più gravi delle semplici bolle della varicella. La donna inizialmente si è fidata del parere dei medici ma dopo qualche giorno ha notato che il figlio peggiorava e facendolo visitare nuovamente ha scoperto che il virus era evoluto in una grave infezione.  Il bimbo è stato ricoverato al Nottingham Children’s Hospital a Liverpool dove ha lottato per la vita. La mamma così ha voluto mostrare a tutti le gravi conseguenze dell’ibuprofene per chi ha la varicella e le foto sono state condivise in tutto il mondo come avvertimento per tutti i genitori.