Inchiesta petrolio, oggi i pm chiamano Guidi e Boschi

Eidon - 1181516 FEDERICA GUIDI CON IL COMPAGNO GIANLUCA GEMELLIPOTENZA E’ una settimana decisiva quella che si apre oggi per la procura di Potenza. Partono questa mattina gli interrogatori di garanzia agli indagati del primo filone di indagine, quello sul petrolio che ora ipotizza il disastro ambientale a carico dell’Eni. Sempre oggi, il procuratore Luigi Gay, l’aggiunto Francesco Basentini e la pm Laura Triassi concorderanno con le segreterie del ministro Maria Elena Boschi e dell’ex titolare dello Sviluppo economico Federica Guidi la data in cui ascoltarle.

Sebbene il premier Renzi abbia detto ieri, alla trasmissione In mezz’ora che l’emendamento al centro dell’inchiesta sia opera dei suoi uffici, non è chiaro se la procura di Potenza sia intenzionato ad ascoltarlo. Finora, l’audizione non era mai stata ipotizzata, si spiega negli ambienti giudiziari potentini, lasciando almeno ipoteticamente aperta la strada all’ipotesi che l’appuntamento possa essere preso in futuro.  Quella che si apre sarà anche una settimana di analisi e studio per il terzo filone di indagini, quello dedicato all’interessamento dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi a favore del compagno dell’ex ministro Guidi, Gianluca Gemelli, che avrebbe portato a facilitare il Programma navale di revisione dell’intera flotta. Nei giorni scorsi, gli uomini della squadra mobile di Potenza, guidati da Carlo Pagano, hanno acquisito atti non solo presso l’Autorità portuale di Augusta, ma anche presso la base militare presente nel porto. E proprio tra i vertici che gestiscono attualmente l’area ci sarebbero state le ultime iscrizioni al registro degli indagati.

Blocco dei migranti, proteste al Brennero: scontri con la polizia austriaca

Tensione al corteo “No borders” al valico del Brennero contro la militarizzazione e la chiusura dei confini per arrestare il flusso di migranti dalla Siria. La polizia austriaca ha effettuato cariche e ha usato idranti e spray urticanti per disperdere i manifestanti, in gran parte dei centri sociali, che hanno forzato il blocco degli agenti. “Essere rifugiati non è una scelta“, recita uno dei tanti cartelloni che sfilano al corteo.

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I manifestanti si erano dati appuntamento davanti alla stazione ferroviaria nei pressi del valico e da lì avevano marciato fino al confine, giungendo in territorio austriaco. Un gruppo di ragazzi che partecipavano alla manifestazione proveniva da una visita al campo di Idomeni al confine greco e ha denunciato “le condizioni disumane” con le quali vengono accolti i profughi.

I giovani dei centri sociali, durante il corteo, hanno indossato giubbetti di salvataggio, per ricordare i migranti che muoiono annegando in mare nei loro viaggi della speranza. Alcuni sono stati fermati dopo gli scontri.

Feriti 5 agenti austriaci – Cinque poliziotti sono rimasti feriti durante i tafferugli avvenuti nel corso della manifestazione. Lo hanno reso noto le autorità nella regione austriaca del Tirolo. Sulla vicenda ha preso posizione il governatore del Tirolo, Guenther Platter: “La violenza va respinta in ogni modo e non è tollerabile che i dimostranti abbiano attaccato i poliziotti. E’ necessaria una sensibile riduzione del movimento di migranti verso le Europa. Nessuno di noi si augura che siano istituiti punti di controllo al Brennero, ma se gli stati europei non sono in grado di rendere sicure le frontiere esterne, l’Austria si troverà costretta ad istituire controlli ai propri confini”.

Il kamikaze fu arrestato in Turchia e poi estradato in Belgio a giugno

L’attentatore di Bruxelles fermato in Turchia ed estradato in Belgio a giugno è Ibrahim al Bakraoui, uno dei due fratelli kamikaze identificati. Lo ha reso noto una fonte del ministero degli Esteri turco citato dalla Cnn turca.

Fonti Ankara,arrestato in Turchia era Ibrahim Bakraoui

Era stato arrestato in Turchia ed estradato in Belgio a giugno. Le autorità belghe lo hanno rilasciato. Lo ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, secondo quanto riportato dalla Cnn turca. Ankara ha informato Bruxelles il 14 luglio dell’arresto di un ‘foreign fighter’ a giugno ma, riferisce Erdogan, le autorità belghe non hanno trovato legami con il terrorismo.  Erdogan non ha fatto il nome dell’attentatore espulso dalla Turchia. Ha spiegato che l’uomo era stato bloccato al confine con la Siria, nella provincia di Gaziantep e che, «nonostante il nostro avvertimento che fosse un foreign fighter, il Belgio non ha stabilito legami con il terrorismo». Erdogan ha anche reso noto di aver «avvertito anche l’Olanda».  «Il Belgio lo ha rilasciato nonostante la nostra allerta» sul fatto che fosse un «combattente terrorista straniero», ha proseguito Erdogan affermando che l’uomo era stato arrestato a Gaziantep, nella Turchia sudorientale, vicino al confine con la Siria. Secondo Erdogan, l’uomo è stato espulso nel luglio dello scorso anno dopo essere stato fermato il mese precedente dalle autorità turche.

Secondina aiuta uno stupratore a scappare dal carcere: “È l’uomo della mia vita”

Fuga d’amore con lo stupratore seriale. Si potrebbe intitolare così la storia di Angela Magdici, che di mestiere fa la secondina nel carcere svizzero di Limmatal. Ha 32 anni e si è innamorata di Hassan Kiko, 27 anni, detenuto per aver violentata diverse donne.   È stata lei l’artefice della sua fuga a febbraio.

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Ha aperto la sua cella ed è scappata in auto insieme a lui. La destinazione potrebbe essere l’Italia e i due sono ancora adesso ricercati. La donna ha successivamente pubblicato un video di scuse, filmato riportato dal sito svizzero “20 Minuten”. “È stato solo un atto d’amore nei confronti di un uomo dolce, ragionevole e divertente”, ha detto la Magdici.   “Voglio chiedere scusa alla mia famiglia per essere scomparsa dal nulla di nascosto – ha proseguito la secondina – mi dispiace e vi amo tutti moltissimo, ma Hassan è l’uomo della mia vita, l’ho fatto per amore”. La polizia ha esaminato attentamente il video ed è ancora alla ricerca dei due fuggitivi.

Guida per 11 km con l’ex della compagna sul cofano dell’auto: arrestato 54enne

1599962_crotone_auto_trascinataPercorre 11 chilometri sulla SS106, trascinando sul cofano anteriore della propria auto l’ex convivente della sua compagna. È successo a Strongoli, nel crotonese, dove un 54enne cirotano è stato arrestato per tentato omicidio.  Protagonisti della vicenda una donna, il suo compagno e l’ex convivente di lei. I tre si incontrano per gestire alcune questioni familiari e, dopo aver discusso animatamente, l’ex fidanzato della donna si scaglia sull’auto della ex e del suo attuale compagno per impedirne la fuga, tuttavia nella concitazione del momento, una mano gli viene chiusa tra lo sportello ed il montante dell’auto.  La coppia, nonostante tutto, prosegue la corsa con l’auto mettendo a repentaglio la vita dell’ex, mentre lui chiedeva aiuto e si lamentava per i forti dolori. È stata la stessa donna, durante il percorso, a richiedere l’intervento dei Carabinieri, temendo per la propria incolumità, non rendendosi conto di quanto pericoloso fosse quanto stavano facendo. Il malcapitato se la caverà con soli 10 giorni di prognosi, mentre il conducente del mezzo è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio.

Vigilessa stuprata e accoltellata a Rio. Condizioni gravi, ira del fidanzato su Fb

«Tutti dicono che Rio e’ la citta’ olimpica, ma in realta’ e’ la citta’ della violenza e dell’impunità». È quanto ha detto Walace Porto, fidanzato di una vigilessa ferita in un grave episodio di cronaca che tiene col fiato sospeso il Brasile.

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Cosa è successo. Un’agente della polizia municipale di Rio de Janeiro e’ stata accoltellata durante un tentativo di stupro da un uomo che l’ha poi abbandonata gravemente ferita nei pressi del Corcovado. L’agente, Sabrina Cosme de Souza, 29 anni, aveva appena terminato il proprio turno in servizio quando è stata abbordata da un malvivente armato di coltello che l’ha costretta a salire nella sua auto. La donna ha tentato di fuggire ma ha  subito violenza ed è stata accoltellata due volte al torace. La vittima è stata soccorsa dall’autista di un pulmino di turisti, che l’ha accompagnata in ospedale. Un fendente ha raggiunto un polmone ed e’ stato necessario un intervento chirurgico. Le sue condizioni sono gravi ma stazionarie, hanno riferito fonti mediche. Il fidanzato su Facebook ha scritto un lungo post (allegato in Fotogallery) con decine di like.

Veronica: ecco i dettagli degli incontri sessuali con il suocero

1599839_loris_nonno_veronicaVeronica Panarello ha fornito i dettagli dei suoi incontri con Andrea Stival per dimostrare che quanto da lei affermato è vero. La donna accusata dell’omicidio del piccolo Loris, come rivela il settimanale Giallo, avrebbe raccontato ogni dettaglio durante l’ultimo interrogatorio.La Panarello racconta anche di essere stata a conoscenza di alcuni problemi molto intimi del suocero e di averlo accompagnato dall’urologo per una visita.

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I tabulati delle telefonate nel cellulare di Veronica hanno mostrato i contatti frequenti tra lei e il suocero, ma gli avvocati di Stival hanno sostenuto, a sua difesa, che sarebbero stati tutti di giorno e si sarebbero intensificati perché la figlia era andata a vivere con il fidanzato, nel maggio del 2014.

I poliziotti torturano un aspirante kamikaze: “Fallo strisciare e uccidilo” in un video choc

Uomini con indosso le divise delle forze di sicurezza, della polizia afghana, compaiono in un video diffuso sui social media mentre torturano un giovane, un presunto «aspirante attentatore suicida». Nel filmato compaiono uomini in divisa e uomini avvolti in abiti tradizionali. Il giovane, con le mani bloccate, viene legato con un pezzo di stoffa stretto attorno alle braccia a un pickup delle forze di sicurezza.

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«Fallo strisciare e uccidilo», dice – secondo l’agenzia di stampa Dpa – un uomo con indosso la divisa della polizia all’autista del mezzo mentre gli altri stanno a guardare. Il pickup trascina il giovane per una trentina di metri lungo una strada deserta e poi si ferma. Al giovane non vengono risparmiate botte e calci.  Questo, secondo la Dpa che riporta informazioni del ministero dell’Interno di Kabul, è quello che avviene nel distretto di Panjwai, nella provincia di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan. Il portale di notizie afghano Khaama Press parla di un video «raccapricciante». Non è chiaro a quando risalga il filmato, che si conclude con il giovane che viene fatto salire a forza sul pickup. Su Facebook un utente accusa esplicitamente la «polizia di Kandahar».  Il ministero dell’Interno di Kabul ha parlato di un incidente «collegato alla polizia» e, scrive la Dpa, ha chiesto alla polizia di Kandahar di fare luce su quanto avvenuto. «Soggetti non identificati hanno torturato un uomo che sarebbe stato un aspirante attentatore suicida», affermano dal ministero.  Najib Danish, uno dei portavoce del dicastero, citato da Khaama Press, ha denunciato un «atto brutale» commesso da «irresponsabili uomini armati», ma ha escluso «il coinvolgimento di personale della sicurezza». Spesso in questi anni è finita nel mirino la Polizia locale afghana (Alp), milizia creata dagli Usa nel 2010 nel tentativo di sconfiggere gli insorti.  Un rapporto dell’International Crisis Group (Icg) della scorsa estate denuncia come l’Alp, su cui il governo di Kabul fa affidamento per garantire la sicurezza in varie aree dell’Afghanistan, abbia piuttosto «esacerbato il conflitto» in diverse zone del Paese. Tra gli agenti dell’Alp non mancano afghani accusati di crimini di guerra, abusi, violenze, rapimenti, estorsione, traffico di droga ed esecuzioni extragiudiziali.

Mamma dona il rene al figlio di 3 anni per salvargli la vita: trapianto record al Policlinico

IEO, via Ripamonti, inaugurazione della prima divisione clinica di radiologia interventistica in occasione del lancio della Societa Italo-Europea di radiologia interventisticaIl rene di un adulto è stato trapiantato in un bimbo di 3 anni, con un intervento che gli esperti definiscono «rarissimo: in Italia, negli ultimi 15 anni, sono state fatte solo 5 operazioni di questo tipo su bambini così piccoli». Ad eseguire l’operazione, che ha prelevato un rene dalla madre per darlo al figlio, gli esperti del Policlinico di Milano: oggi il bimbo sta bene, e per lui si prospetta una vita «praticamente normale». Simone (nome di fantasia) vive con i genitori in una città dell’Emilia Romagna ed è nato nel 2012, prematuro. Soffre di displasia renale bilaterale, una malattia cronica dei reni che già dal 2013 lo ha costretto alla dialisi. A seguire il caso è Giovanni Montini, direttore della Nefrologia Pediatrica del Policlinico: c’è bisogno di un rene nuovo, «ma la lista d’attesa per un trapianto da cadavere è lunga – racconta – perchè la disponibilità di donatori deceduti di età pediatrica è scarsa». Un donatore vivente e compatibile esiste, ed è la madre: ma il suo rene è grosso per l’addome di un bimbo così piccolo. Inoltre, «fino a poco tempo fa – aggiunge Claudio Beretta, che guida l’Unità operativa di Trapianto di rene – la scelta era di non eseguire trapianti da vivente da un genitore al figlio piccolo, perchè la discrepanza di dimensioni poteva portare ad un elevato rischio di insuccesso». Gli esperti del Policlinico hanno tentato una nuova via: modificare la tecnica di intervento che si usa normalmente per gli adulti per ‘adattarè il rene della madre a Simone. L’intervento è avvenuto il 13 gennaio scorso: ora il piccolo sta bene ed è già tornato a casa con i genitori. «Il rene trapiantato sta funzionando regolarmente – conclude Beretta – e non si sono presentati segni di rigetto. Il bimbo dovrà continuare la terapia immunosoppressiva per tutta la vita, e fare qualche attenzione in più al rischio di eventuali infezioni. Ma di fatto lo aspetta una vita praticamente normale, quasi come quella di tutti gli altri bambini».

Miss picchiata e presa a calci dal compagno: la Cassazione conferma la condanna a 8 anni

Confermata, dalla Cassazione, la condanna a otto anni di reclusione per lesioni gravissime a carico di Antonio Caliendo che il 12 maggio del 2013, per motivi «futili e abietti» di inescusabile gelosia «punitiva», trascinò a terra la sua compagna Rosaria Aprea, miss di bellezza campana, e le diede un calcio che le spappolò la milza.

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Le motivazioni del verdetto della Suprema Corte – emesso lo scorso 16 dicembre – sono state pubblicate oggi dalla Quinta sezione penale nella sentenza 6892 che ha respinto tutti i tentativi dell’imputato di ottenere una riduzione della condanna inflittagli dalla Corte di Appello di Napoli, il 13 maggio 2015, e conforme a quella emessa con rito abbreviato dal gup. La difesa di Caliendo si è lamentata per il diniego delle attenuanti generiche e per l’entità della pena, e ha anche chiesto che la gelosia «punitiva» dell’imputato – che in passato aveva già picchiato la ragazza – non fosse considerata come un motivo «futile e abietto» che costituisce una aggravante, ma fosse valutata come gelosia «pura» che seppure collegata «ad un abnorme desiderio di vita in comune» non aggrava i comportamenti dolosi. Ad avviso degli ‘ermellinì, la Corte di Appello ha dato atto «in maniera esauriente delle ragioni per cui nel caso concreto la gelosia doveva essere intesa» come «punitiva» integrando «l’aggravante dei motivi abietti».  La Cassazione ricorda il «costante atteggiamento ossessivo da parte dell’imputato che per un consistente periodo aveva impedito alla donna di avere relazioni sociali, di frequentare amiche, di coltivare i suoi interessi e le possibilità di lavoro, come nel caso della costrizione, ancora una volta violenta, ad abbandonare un concorso di bellezza». «A completare la disamina del ricorrere della gelosia intesa come senso di proprietà della persona, la decisione di appello – sottolinea la Cassazione – ha ripercorso le terribili modalità dell’aggressione che, in coerenza con i comportamenti precedenti, potevano appartenere solo a chi si fosse sentito, in sostanza, padrone della persona oggetto del suo desiderio».  La Cassazione inoltre, nel valutare la gravità del comportamento di Caliendo, rileva che l’uomo aveva abbandonato la ragazza dopo averla picchiata già a terra, nonostante fosse «molto dolorante», non aveva manifestato alcuna «resipiscenza», non aveva risarcito il danno ed aveva usato «crudeli modalità». Questi elementi hanno impedito la concessione delle attenuanti generiche e legittimato la pena quasi ai massimi di legge. Nel cestino, è finito il tentativo della difesa di Caliendo di sostenere che alla ragazza poteva essere spuntata una «milza accessoria» e che quindi l’organo non era stato del tutto leso.