Panama Papers, Cameron: “Quel fondo era tassato”. Corbyn: “Non ha chiarito”

«Tutto è stato registrato, tutto era scritto, tutto era sottoposto alle tasse annuali, perché si trattava di un fondo di investimento commerciale, non familiare».  Il premier britannico David Cameron per la prima volta dallo scoppio dello scandalo Panama Papers in cui è coinvolto il defunto padre Ian, si è difeso, alla Camera dei Comuni, ribadendo e rilanciando la sua strategia anti-evasione. «Il fondo – ha spiegato Cameron – era off-shore perché come fondo commerciale aveva senso che avesse luogo in una zona in cui si commerciava in dollari».  Il premier ha liquidato come «offensive e profondamente false» le accuse contro il padre e ha affermato di aver venduto le quote del fondo Blairmore prima di diventare ministro «per evitare un conflitto di interessi». Poi ha annunciato un’azione politica vigorosa contro gli evasori. Ha ricordato la trasparenza del suo Governo e ha annunciato che sarà creata una task force con i compiti di analizzare Panama Papers e condurre la battaglia contro i reati fiscali.  Il discorso non ha convinto tutti.

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«David Cameron non ha chiarito gli interrogativi sulle sue finanze, cambia discorso ed il suo intervento è stato un capolavoro nell’arte della diversione», secondo il leader laburista Jeremy Corbyn. Il premier ha invitato ministri e politici a seguire il suo esempio, pubblicando le rispettive dichiarazioni dei redditi. Proprio la sua dichiarazione, però, ha sollevato nuove polemiche. Nell’anno fiscale 2014-2015, Cameron ha pagato circa 76mila sterline di tasse su un imponibile di oltre 200mila sterline, regalo che la madre ultraottantenne gli ha fatto nel 2011. Un dono che, secondo molti, sarebbe solo un escamotage per aggirare la tassa di successione.

Panama Papers, da Putin a Messi: 800 gli italiani coinvolti

1646052_monte«Luca di Montezemolo, l’imprenditore Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante, coinvolto in un’inchiesta per truffa con Marcello dell’Utri, il pilota Jarno Trulli oltre a Ubi e Unicredit» sono le persone e le società italiane che compaiono nei ‘Panama Papers’, i documenti dello studio legale Mossack Fonseca, con base a Panama consultati dall’International consortium of investigative journalists cui partecipa l’Espresso.  «Circa un migliaio di clienti – si legge nell’articolo che compare sul sito de l’Espresso – provenienti dal nostro Paese sono citati, a vario titolo, nei documenti che il settimanale ha consultato. Imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo, ma anche moltissimi personaggi sconosciuti alle cronache sono approdati a Panama per mettere al sicuro il patrimonio di famiglia. Nei prossimi giorni, una volta completate le nostre verifiche, daremo conto di questi affari offshore».  I documenti analizzati da l’Espresso «confermano che lo studio Mossack Fonseca ha curato anche gli interessi del presidente di Alitalia. Nei primi mesi del 2007 sono stati siglati una serie di contratti che, tra l’altro, indicano Montezemolo come procuratore di Lenville. Il manager, a quell’epoca al vertice di Ferrari e presidente di Fiat, avrebbe ricevuto la delega per operare su un conto alla Bim Suisse, filiale elvetica dell’italiana Banca Intermobiliare. Raggiunto da l’Espresso, Montezemolo non ha risposto alle richieste di chiarimenti». «Mossack Fonseca non risulta essere un consulente fiscale della capogruppo» è stata invece la replica del portavoce di Unicredit mentre Ubi Banca dice «Non abbiamo società controllate in quelle località» di Panama e Seychelles.  Nelle carte dello scandalo sulla rete di banche e studi legali che avrebbero dirottato di nascosto miliardi di dollari verso paradisi fiscali a vantaggio di criminali, leader politici e vip vari, figurano anche il calciatore Lionel Messi e l’attore cinese Jackie Chan. Accanto, nell’immensa lista dei Panama Papers, anche i re del Marocco Mohamed VI, e quello dell’Arabia Saudita Salman, che furono aiutati da Mossack Fonseca – lo studio legale che risulta all’origine della diffusione di questi documenti – nell’acquisizione di yacht di lusso.  C’è anche il nome del padre dell’attuale primo ministro britannico, David Cameron, morto nel 2010. Citati anche dirigenti sportivi sudamericani già comparsi nello scandalo Fifa, come l’ex vicepresidente del calcio mondiale Eugenio Figueredo e suo figlio Hugo, nonchè l’uruguaiano Juan Pedro Damiani, del comitato etico della stessa Fifa. Il nome di Messi viene collegato ad una società con sede a Panama denominata Mega Star Enterprises Inc. e creata nel 2012 – apparentemente per sottrarre capitali al fisco – da Mossack Fonseca.