Renzi: rispetto le sentenze, ma non le veline che violano il segreto istruttorio

“E’ legittimo non essere d’accordo sui provvedimenti, ma è impossibile negare che i punti del programma sono stati affrontati con successo da governo e Parlamento. Mi riferisco alla riforma costituzionale e alla legge elettorale. Lo ha detto il premier Matteo Renzi in Senato prima del voto sulle due mozioni di sfiducia al governo. Il premier ha poi parlato delle ultime inchieste: “Rispetto sentenze, non veline che violano il segreto istruttorio”.

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“Rispetto sentenze, non veline che violano segreto istruttorio” – Renzi ha poi parlato delle ultime inchieste. “Io sono per la giustizia, non sono per i giustizialisti; rispetto le sentenze dei giudici non le veline che violano il segreto istruttorio: quando diciamo che bisogna arrivare a sentenza non accusiamo la magistratura ma stiamo rispettando la Costituzione italiana su cui abbiamo giurato. Un avviso di garanzia – ha ricordato – è stato per 20 anni una sentenza definitiva, vite di persone per bene sono state distrutte. Ora basta: l’avviso di garanzia non è mai una condanna”.

“Giudici parlino con sentenze, fare presto” – “I giudici devono parlare con le sentenze e noi li incoraggiamo ma le sentenze devono arrivare presto perché noi vogliamo sapere chi è il responsabile, il colpevole, chi ruba”. Così il premier riferendosi all’inchiesta di Potenza.

“Caso Potenza non è chiuso, aspettiamo le sentenze” – “La vicenda di Potenza non è chiusa: ci auguriamo che i magistrati di Potenza siano messi in condizione velocemente di concludere le indagini”. “Ce lo auguriamo – ha aggiunto – prima che per gli indagati perché ci sono 400 persone in cassa integrazione, i dipendenti dell’Eni di Viggiano. I giudici devono parlare con le sentenze e noi li incoraggeremo, ma le sentenze devono arrivare presto perché vogliamo sapere chi è responsabile, chi è colpevole, chi ruba”.

Panama Papers, Cameron: “Quel fondo era tassato”. Corbyn: “Non ha chiarito”

«Tutto è stato registrato, tutto era scritto, tutto era sottoposto alle tasse annuali, perché si trattava di un fondo di investimento commerciale, non familiare».  Il premier britannico David Cameron per la prima volta dallo scoppio dello scandalo Panama Papers in cui è coinvolto il defunto padre Ian, si è difeso, alla Camera dei Comuni, ribadendo e rilanciando la sua strategia anti-evasione. «Il fondo – ha spiegato Cameron – era off-shore perché come fondo commerciale aveva senso che avesse luogo in una zona in cui si commerciava in dollari».  Il premier ha liquidato come «offensive e profondamente false» le accuse contro il padre e ha affermato di aver venduto le quote del fondo Blairmore prima di diventare ministro «per evitare un conflitto di interessi». Poi ha annunciato un’azione politica vigorosa contro gli evasori. Ha ricordato la trasparenza del suo Governo e ha annunciato che sarà creata una task force con i compiti di analizzare Panama Papers e condurre la battaglia contro i reati fiscali.  Il discorso non ha convinto tutti.

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«David Cameron non ha chiarito gli interrogativi sulle sue finanze, cambia discorso ed il suo intervento è stato un capolavoro nell’arte della diversione», secondo il leader laburista Jeremy Corbyn. Il premier ha invitato ministri e politici a seguire il suo esempio, pubblicando le rispettive dichiarazioni dei redditi. Proprio la sua dichiarazione, però, ha sollevato nuove polemiche. Nell’anno fiscale 2014-2015, Cameron ha pagato circa 76mila sterline di tasse su un imponibile di oltre 200mila sterline, regalo che la madre ultraottantenne gli ha fatto nel 2011. Un dono che, secondo molti, sarebbe solo un escamotage per aggirare la tassa di successione.